Il segreto dei pasticceri per un babà napoletano alto, soffice e inzuppato perfettamente

Quel momento in cui tagli un babà napoletano e lo vedi “alto”, con la testa a fungo perfetta, lucido, soffice, eppure così pieno di bagna da sembrare impossibile che non si sfaldi… ecco, non è magia. È un insieme di dettagli che i pasticceri trattano con la stessa attenzione con cui si maneggia qualcosa di vivo. Perché l’impasto del babà, in effetti, vivo lo è.

Il vero segreto: forza, glutine e pazienza (non “più farina”)

Il primo bivio è la farina. Per un babà che regga una bagna generosa, serve farina Manitoba, cioè una farina di forza: più proteine, più struttura, più capacità di trattenere aria e liquidi.

Poi arriva l’errore più comune, quello che “sembra” risolvere tutto: aggiungere farina quando l’impasto appare molle. È una tentazione fortissima. Ma se lo fai, ti giochi la sofficità e ti ritrovi con un babà più asciutto e meno elastico.

Qui entra in scena la maglia glutinica elastica, quella rete invisibile che si crea solo con lavorazione lunga e precisa. Il segnale? Il famoso “velo”: prendi un pezzetto d’impasto e lo stendi tra le dita, deve diventare quasi trasparente senza strapparsi.

Ingredienti (circa 15 babà)

  • 250 g farina Manitoba
  • 25 g zucchero semolato
  • 75 g burro (o margarina)
  • 5 uova intere (circa 250 g)
  • 5 g sale
  • 15 g lievito di birra fresco

Per la bagna

  • 1,5 litri acqua
  • 750 g zucchero
  • rum (almeno 40°)
  • bucce di agrumi
  • gelatina in polvere (per rifinire, facoltativa)

Impasto in planetaria: la regola d’oro è la temperatura

Sì, la planetaria fa la differenza, ma non perché “impasta da sola”. Fa la differenza perché ti permette di lavorare a lungo senza cedere alla fretta.

  1. Metti in ciotola farina, zucchero e lievito sbriciolato.
  2. Inizia a impastare e aggiungi le uova poco per volta, aspettando che ogni aggiunta venga assorbita.
  3. Unisci il sale.
  4. Aggiungi il burro morbido a pezzetti, sempre gradualmente.

Il punto chiave, quello davvero da laboratorio, è il controllo della temperatura di impasto: non deve superare i 26°C. Se senti che scalda troppo, fermati, fai riposare 10 minuti, oppure raffredda leggermente la ciotola. Un impasto caldo diventa appiccicoso, perde tensione e la lievitazione si fa capricciosa.

Lievitazione e stampi: metà stampo, doppia soddisfazione

Quando l’impasto è lucido e fa il velo, lascialo lievitare in un luogo tiepido fino a raddoppio o triplicazione (spesso 1-2 ore). Il classico trucco domestico: forno spento con luce accesa, o un ambiente intorno ai 30°C.

Poi arriva la scena che crea la “testa”: gli stampi.

  • Imburra generosamente.
  • Riempi ogni stampo solo a metà.

Sembra poco, lo so. Ma è proprio quel “vuoto” che permette la crescita imponente e la forma a fungo. Se riempi troppo, il babà non sviluppa slancio, e la mollica risulta più compatta.

Cottura: dorato fuori, leggero dentro

Cuoci in forno già caldo finché sono ben dorati. Il colore non è solo estetica, è struttura: una crosta ben formata aiuta il babà a non cedere durante l’inzuppo.

Bagna perfetta: calda, profumata, a immersioni ripetute

Qui i pasticceri fanno una cosa che cambia tutto: non “bagnano” e basta, immergono.

  1. Prepara acqua e zucchero, porta a bollore, poi profuma con bucce di agrumi e rum.
  2. Porta la bagna a circa 60°C, calda ma non bollente.
  3. Immergi i babà e, delicatamente, schiacciali e rilasciali più volte, come una spugna.

Questo gesto ripetuto serve a far entrare la bagna in modo uniforme senza creare zone fradicie e zone asciutte. E soprattutto evita lo sfaldamento: la mollica assorbe, si tende, poi si stabilizza.

Se vuoi la finitura “da vetrina”, puoi spennellare una gelatina leggera.

Un dolce “adottato” e trasformato

C’è un dettaglio che mi ha sempre affascinato: il babà non nasce a Napoli, ma Napoli l’ha reso iconico. La storia passa da un dolce mitteleuropeo, e poi cambia pelle fino a diventare quello che conosciamo oggi, soprattutto grazie alla bagna al rum, quasi un rito. Un po’ come succede con la tradizione: prendi qualcosa, lo rispetti, e poi lo fai tuo con una cura speciale.

In sintesi: i 5 punti che fanno la differenza

  1. Manitoba: struttura e tenuta all’inzuppo.
  2. Planetaria e lavorazione lunga fino al velo.
  3. Impasto sotto i 26°C.
  4. Stampi riempiti a metà.
  5. Immersione ripetuta in bagna a circa 60°C.

Il risultato è quel babà che non “si bagna”, si trasforma: resta alto, soffice, lucido, e quando lo premi torna su, come se avesse imparato a respirare rum e agrumi. E a quel punto capisci perché i pasticceri parlano di tecnica, ma in fondo stanno parlando di rispetto.

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