C’è un momento, mentre scorri foto tutte uguali e descrizioni un po’ patinate, in cui ti chiedi se esistano ancora agriturismi autentici e poco turistici. La risposta è sì, ma serve qualche trucco, quelli che impari solo dopo aver sbagliato un paio di volte e aver capito cosa cercare davvero.
Parti dalla mappa, non dalla moda
Il primo segnale di autenticità spesso è la posizione. Non “vicino a tutto”, ma lontano dai percorsi principali, dove la sera senti i grilli più che il traffico e al mattino vedi i campi prima dei souvenir.
Se vuoi un’idea concreta, prova a orientarti verso borghi e aree rurali meno battute, come:
- Teolo, nei Colli Euganei (Veneto), perfetto se ami colline morbide e sentieri tra vigneti.
- Vallo di Nera (Umbria), minuscolo e raccolto, con natura e silenzi che fanno bene.
- Scapoli (Molise), per chi cerca l’Italia che non si mette in vetrina.
- Ulassai (Ogliastra, Sardegna), tra montagne e mare, ma senza l’effetto “vetrina estiva”.
Un consiglio pratico che mi ha salvato più volte: apri la cartina e guarda cosa c’è attorno. Se vedi solo grandi attrazioni e parcheggi, aspettati più gente. Se vedi sentieri, aziende agricole, boschi e poco altro, sei sulla strada giusta.
Fai una domanda che smaschera tutto
Quando contatti una struttura, non chiedere subito “quanto costa”, chiedi qualcosa che riveli la vita reale del posto. Tipo:
- “Che cosa producete in azienda in questo periodo?”
- “Che attività fate con gli ospiti, se ne fate?”
- “Qual è il piatto che vi rappresenta di più e perché?”
Le risposte ti dicono se dietro c’è un posto vissuto oppure solo una camera in campagna. Un vero agriturismo spesso ha ritmi, stagioni e piccole storie, non solo servizi.
Cerca attività genuine, non solo “esperienze”
Gli agriturismi autentici si riconoscono da ciò che propongono senza esagerare. Non serve il programma da villaggio, basta la sostanza. Ottimi segnali sono:
- corsi di cucina legati alle ricette di famiglia
- workshop di artigianato locale (legno, tessitura, ceramica, a seconda della zona)
- piccole escursioni guidate o passeggiate naturalistiche
- contatto con la vita contadina, come orto, allevamento, apicoltura
Se invece tutto ruota intorno a “pacchetti” fotocopia, con troppa enfasi e poca concretezza, fermati un attimo e valuta.
Usa piattaforme giuste e leggi le recensioni come un detective
Le recensioni servono, ma vanno lette bene. Io cerco sempre dettagli ripetuti: se più persone citano la colazione fatta in casa, la gentilezza dei gestori, la strada sterrata (sì, anche quello è un indizio), allora probabilmente è vero.
Per non perderti nel mare di annunci, puoi usare anche siti specializzati che selezionano strutture davvero rurali, come Agriturismo.it, e poi incrociare:
- numero di recensioni e arco temporale (meglio feedback distribuiti negli anni)
- commenti lunghi, con episodi specifici
- foto degli ospiti, non solo quelle ufficiali
Punta su eco-strutture e scelte coerenti
Se ti interessa il turismo sostenibile, un altro trucco è cercare strutture biologiche o a impatto zero. Non è una garanzia automatica, però spesso coincide con una gestione più attenta e meno “da massa”.
Esempi di esperienze che molte persone cercano proprio per questo taglio: realtà tra Alpi e pianura veneta come Settecentoalberi, colline come la Valtidone nel pavese, proposte in Abruzzo come Aperegina, o luoghi autosufficienti come Sant’Egle, dove la sostenibilità diventa parte della quotidianità.
Scegli alloggi insoliti, ma con radici vere
A volte l’autenticità arriva anche dal tipo di alloggio, purché non sia una scenografia. Idee che funzionano bene:
- capanne di pastori in Sardegna, essenziali e legate al territorio
- trulli ristrutturati in Puglia, se rispettano materiali e tradizione
- eco-chalet in area Etna, per chi ama natura e paesaggi forti
La prova finale: esci a piedi e osserva
Appena arrivi, fai una cosa semplice: una passeggiata a piedi o in bici nei dintorni. In dieci minuti capisci tutto. Se trovi campi, persone del posto, cani da guardia che ti osservano da lontano, e magari un forno o una piccola bottega, sei in un luogo vivo. E se i gestori ti raccontano la loro storia, magari di famiglia, con orgoglio discreto, allora hai centrato l’obiettivo: un posto poco turistico, che ti fa sentire ospite, non cliente.




